Udienza 06 luglio 2021 – Testimoni

At the last hearing, among other witnesses was heard Antonio Pontrandolfo, a sailor from Mola di Bari, who was on board the Norman Atlantic as a member of the crew assigned to the left lifeboat of the ship, on the night between 27 and 28 December 2014: when the fire broke out he was sleeping and was awakened by the alarm and, exiting the cabin, he found himself in the chaos between smoke and flames to manage with the other seafarers the excited phases of the evacuation, and he said he saw people fall into frosty evil in storm and die. From his description, the judges learned of the panic experienced that night and of the mismanagement that accompanied not only the loading phase of the vehicles (Pontrandolfo confirmed that the ferry since the “Greeks arrived” was crammed beyond measure, so much so that it was not possible to pass between one vehicle and another, that not all the refrigerated trucks were connected to the ship’s electrical network, confirming what had already emerged in the probatory phase, and therefore knowingly of navigating with different diesel generators operating in the garages), but also in all the phases of the rescue, reaching a phase in which the lifeboat was lowered to prevent the lines from yielding due to the stresses. We will return in the courtroom on 7th and 8th of September, when another sailor and the coroners who performed the autopsies on the victims will be heard, and then the hearing of the Italian-speaking passengers, among which there are some of our clients, will begin, being summoned for the 8th of September and will finally be able to tell the judges directly in the bunker courtroom in Bitonto about their experience aboard the burning ship and the psychophysical consequences that still today has left an indelible mark on their lives.

Alla scorsa udienza tra gli altri testi è stato sentito Antonio Pontrandolfo, marinaio di Mola di Bari, che si trovava a bordo della Norman Atlantic come membro dell’equipaggio addetto alla lancia di sinistra della nave, la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014: quando scoppiò l’incendio lui stava dormendo ed è stato svegliato dall’allarme ed, uscito dalla cabina, si è trovato nel caos tra fumo e fiamme a gestire con gli altri marittimi le fasi concitate dell’evacuazione, ed ha raccontato di aver visto persone cadere nel male gelido in tempesta e morire. Dalla sua descrizione i giudici hanno appreso del panico vissuto quella notte e della cattiva gestione che accompagnò non solo la fase di caricazione dei mezzi (Pontrandolfo ha confermato che il traghetto da quando erano “arrivati i greci” veniva stipato oltre misura tanto che non si riusciva a passare tra un veicolo e l’altro, che non venivano allacciati tutti i camion frigo alla rete elettrica della nave, confermando quanto già emerso nell’incidente probatorio, e che quindi si navigava consapevolmente con diversi diesel generatori in funzione nei garage), ma anche in tutte le fasi del salvataggio, arrivando ad una fase in cui la lancia venne ammainata per evitare che le cime cedessero per le sollecitazioni. Si tornerà in aula il 7 e l’8 settembre, quando saranno ascoltati un altro marinaio e i medici legali che eseguirono le autopsie sulle vittime, per poi dare inizio all’audizione dei passeggeri di lingua italiana, tra i quali ci sono alcuni nostri assistiti, che sono stati convocati per il giorno 8 settembre e che potranno finalmente raccontare direttamente in aula bunker a Bitonto ai giudici il loro vissuto a bordo della nave in fiamme e le conseguenze psicofisiche che ancora oggi ha lasciato un segno indelebile nelle loro vite.

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